Ancelotti critica il calcio italiano: «Non vedo fuoriclasse. Leao? Lo picchierei»
Ancelotti durante un’intervista fa una grande critica al calcio italiano, poi scherza su Leao e conclude parlando del suo futuro
CRITICA – Ancelotti ha rilasciato un’intervista a La Repubblica. Il tecnico italiano inizia la sua dichiarazione criticando il calcio italiano, in quanto avrebbe le idee chiare su cosa manca e cosa sarebbe da migliorare: «L’Italia, a livello di risultati, sta tornando in alto nelle coppe. Tre finaliste l’anno scorso, con l’Inter a un passo dalla Champions. Quest’anno l’Atalanta ha vinto l’Europa League e la Fiorentina può provarci in Conference. Quello che manca è un ambiente da svecchiare. Quello che manca, per me, è negli stadi. E nell’ambiente. Insomma, c’è abbastanza da svecchiare. Non vedo fuoriclasse, a parte Donnarumma in porta. Sto parlando di una generazione simile a quella di Pirlo, Totti, Del Piero. Serve ancora un po’ di tempo»
LEAO – Ancelotti bacchetta anche Leao a causa dei suoi comportamenti poco professionali fatti vedere varie volte: «Leao croce e delizia? Da picchiare, a volte. Se fosse con me, lo picchierei tutti i giorni»
TROPPE PARTITE – Ancelotti durante l’intervista rilasciata al quotidiano ne ha per tutti, arriva la critica anche alla UEFA per aver introdotto un’altra competizione: «Siccome non si giocava abbastanza, nel 2025 hanno deciso di aggiungere un po’ di partite (il nuovo Mondiale per Club)»
Ancelotti svela il suo futuro come allenatore di club
FUTURO – E’ stato molto chiaro riguardo il suo futuro. Dopo aver vinto praticamente tutto con ogni squadra, l’allenatore nato nella provincia di Reggio Emilia concluderà la sua carriera con il Real Madrid: «La nostra storia si identifica con questa competizione a partire dalla sua creazione: nei primi 10 anni il Real l’ha vinta sei volte. Non sarà facile battere il Dortmund. Loro sono forti, passano in un attimo dalla difesa all’attacco. Hanno eliminato il PSG in semifinale e l’Atletico ai quarti. Nulla è scontato e tutto va conquistato con la solita ricetta: scendere in campo con l’atteggiamento giusto e sapersi godere il privilegio di un lavoro che è anche un gioco. Continuerò ad allenare fino a quando resterò al Real, ma prima di smettere voglio vincere un’altra Champions League»



