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Sousa, il racconto: «Ero fragile. Questi gli allenatori che preferisco!»

Paulo Sousa ha rilasciato una intervista nella quale racconta la sua carriera, poi fa un recap degli allenatori di Serie A che preferisce. Di seguito un estratto dell’intervista dell’ex tecnico della Fiorentina.

SITUAZIONE – Paulo Sousa in Italia ha fatto il suo esordio con la maglia della Juventus, dopodiché ha indossato anche la maglia dell’Inter e del Parma. Terminata la sua carriera ha intrapreso quella di allenatore. La prima volta in Serie A da tecnico di un club è stata sulla panchina delle Fiorentina, dove è durato 2 anni. La sua riapparizione in Italia l’ha fatta nel 2023 con la Salernitana, esperienza terminata anticipatamente. Adesso il portoghese allena Shabab Al-Ahli con cui ha ottenuto 6 vittorie su 6 che valgono il primato in classifica. Di seguito un estratto della sua intervista rilasciata al Corriere dello Sport.

ARABIA SAUDITA – Sousa parla della crescita incredibile di Dubai: «Dubai è cresciuta verticalmente, qui transita il mondo intero e qui riescono a dominare tutte le culture. La qualità della vita è alta. Sul piano architettonico e della progettualità sono formidabili anticipatori, il Museo del Futuro mostra come sarà il 2030, impressionante».

Sousa, dal ricordo della Fiorentina all’analisi dei vari allenatori di Serie A

FIORENTINA – Il ricordo dei tempi in cui Sousa allenava la Fiorentina: «Siamo arrivati a tanto così dal fare qualcosa di straordinario. La proprietà aveva – diciamo così – distrazioni familiari, ma quello resta un anno strepitoso, di notevole valorizzazione della rosa. Chiesa, Marcos Alonso, Bernardeschi, Kalinic, Ilicic, Borja, tutti via a un valore superiore a quello dell’acquisto».

FRAGILITA’ – Sousa racconta la fragilità che lo ha condizionato durante la sua carriera: «Ero talmente fragile da reagire con l’impulsività, vulnerabile, ma anche umano. Crescendo, ho sempre dato molto peso all’aspetto relazionale, ai valori individuali, all’altro».

TECNICI DI SERIE A – «Il gioco di Baroni mi piace tantissimo. Tutti partecipano, tutti sono coinvolti, l’intensità con cui la Lazio continua a giocare anche quando si trova in vantaggio mi entusiasma. Nella Lazio trovo il calcio posizionale, lo sfruttamento degli spazi, l’interazione settoriale, la velocità costante. È molto interessante anche Palladino che nel momento di maggiore difficoltà ha saputo fare un passo indietro, dimostrando grande intelligenza. O il Como di Fabregas, il Genoa di Alberto. L’altra sera ho fatto tardi per vedere Genoa-Como fino alla fine. Gasperini, che ogni anno cambia qualcosa, aggiungendo soluzioni a un gioco che da tempo non è più soltanto uomo contro uomo. Lui è quello che ha influenzato di più il calcio italiano nell’ultimo periodo».

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