Roma, continua il dibattito sul rigore, Coppola: «Il mio giudizio»
Non è ancora finito il dibattito sul rigore revocato contro la Roma a Bergamo, dopo le parole del presidente dell’AIA si aggiunge Coppola, ex arbitro che ha esposto il suo giudizio.
SITUAZIONE – Dopo il match tra Atalanta e Roma, andato in onda nella serata di ieri, si è alzato un polverone per una scelta arbitrale di Sozza. L’episodio tanto contestato è stato il rigore revocato ai danni di Koné. Il motivo principale delle polemiche sarebbe da ricondurre alla sbagliata applicazione del protocollo riguardo l’utilizzo del Var. In diversi casi gli arbitri non sono stati neanche richiamati al monitor poiché il direttore di gara, essendo vicinissimo all’azione, aveva ampia veduta sulla situazione. Tra l’altro si aggiunge anche il fatto che non era un chiaro errore del direttore di gara, perciò il Var in questo caso non aveva il diritto di intervenire. Differenti sono state le interpretazioni del fallo, come dello stesso presidente dell’AIA che si è schierato a favore di Sozza. Coppola, ex arbitro non sarebbe dello stesso avviso.
Roma, Coppola si schiera contro il Var: le sue parole!
GIUDIZIO – «Sul rigore, credo che il protocollo sia stato applicato male. Ci sta che per come si è sviluppata l’azione, l’arbitro dia il rigore. Di questi contatti si può parlare tanto. L’arbitro, però, non doveva essere richiamato al monitor. A meno che non ci sia e venga mostrato palesemente un chiaro ed evidente errore, come da protocollo Var. Quindi gli arbitri della sala Var hanno ritenuto quella decisione un chiaro ed evidente errore? E se sì, allora perché quando Sozza va al monitor toglie il rigore, ma non ammonisce il giocatore e non dà punizione indiretta contro la Roma? Applicare il regolamento così, allora, non ha senso. Voglio citare le parole di Rocchi, poi, sull’episodio di Anguissa e Dumfries tirato in ballo: disse che se l’errore non si dimostra clamoroso, dopo il richiamo, resta la decisione del campo. Anche in questo caso, se non si vede che Koné simula o si butta, la decisione deve restare quella del campo. Per ciò che dicono loro»



