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Ranieri: «No alla Nazionale? C’era bisogno di una persona libera!»

L’ex tecnico della Roma Claudio Ranieri è tornato a parlare della scorsa stagione alla guida dei giallorossi e del rifiuto alla chiamata della Nazionale italiana dopo l’esonero di Luciano Spalletti.

NUOVA VESTE – Claudio Ranieri ha chiuso la sua lunga carriera da allenatore con la vittoria sul campo del Torino, che ha quasi permesso alla Roma di centrare una miracolosa qualificazione in Champions League. Sir Claudio resta comunque a disposizione dei giallorossi in qualità di Senior Advisor della Famiglia Friedkin. L’ex tecnico del Cagliari è tornato a parlare al TG3 della stagione conclusa pochi mesi fa e della successiva chiamata della Nazionale, valutata ma rifiutata dall’uomo di Testaccio.

Ranieri: «Roma? Riusciti a mettere le cose a posto. Dire no alla Nazionale è costato a tutti, ma non potevo fare due lavori»

ROMA – Queste le sue parole sulla passata stagione: «Sono arrivato in un momento particolare. Ma grazie all’aiuto e all’apporto di tutti quanti siamo riusciti a rimettere le cose a posto. È stato un fatto importante per la società, per i tifosi, soprattutto, e anche per i giocatori. Champions? Non voglio fare come la volpe che non arriva all’uva e dice che è acerba. Forse era meglio così. Affrontare tutte quelle potenze… ora non siamo pronti. Speriamo che fra pochi anni saremo all’altezza di quei club. Sono il consigliere dei Friedkin e spero di far bene il mio lavoro. Gasperini ha un compito importante. Piano piano le cose si metteranno bene»

NAZIONALE – Sulla decisione di rifiutare la Nazionale: «Io credo che dire no alla Nazionale sia costato a tutti, ma non potevo fare due lavori. Avendo un contratto con la Roma, mio malgrado, non ho potuto accettare quello che voleva la Federazione. La Nazionale ha bisogno di una persona libera di poter scegliere e di poter convocare chi vuole. Con me ci sarebbero stati troppi problemi a ogni convocazione: se un giocatore avesse giocato 90 minuti e poi avesse affrontato la Roma… Insomma, era troppo. Lì ci deve essere un uomo libero. Gattuso, quello che ha fatto, ha cercato di farlo bene. È uno che la Nazionale l’ha conosciuta, l’ha lottata, l’ha sofferta. Per cui gli auguro ogni bene»

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