Buffon: «In B con la Juventus per riconoscenza. Su Calciopoli…»
Gigi Buffon, ex portiere della Juventus, è tornato a parlare della sua lunga carriera in bianconero, fatta di tanti alti e alcuni bassi, su tutti la retrocessione in Serie B nel 2006 in seguito alle vicende di Calciopoli.
NUMERO UNO – Il legame tra Gianluigi Buffon e la Juventus resterà per sempre indissolubile. L’ex portiere bianconero ha concesso una lunga intervista a Juventibus in cui ha toccato diversi temi, sia attuali che passati. In particolare, il campione del Mondo ha ricordato il periodo di Calciopoli, che vide la Vecchia Signora essere condannata alla Serie B. Nonostante ciò, Buffon fu uno dei senatori che accettarono di giocare un anno nel campionato cadetto pur di restare in bianconero.
Buffon: «Calciopoli un’umiliazione. Thiago Motta ha leadership»
SERIE B – Queste le sue parole: «Avevo 28 anni, era il periodo migliore per un portiere professionista. L’ho fatto perché senza pensarci tanto sentivo fosse la scelta giusta e che guardandomi allo specchio mi sarei rispettato. Avevo capito che la Juve aveva bisogno e per me è stato un piacere. A Secco dissi: ‹Se volete rimango e mi potete togliere il 15% dello stipendio›. Si doveva sgombrare il campo da equivoci, mi tolgo i soldi a me non frega nulla, lo faccio per la gente, perché credo sia giusto. Vi dimostro con i fatti che la riconoscenza c’è.»
2006 – Su quella stessa estate aggiunge: «Per me è stata un’umiliazione, essere chiamato in causa, essere chiamato in discussione. Si può dire di tutto di me, ogni tanto faccio cose non ordinarie, ma su alcune cose non toccatemi perché toccate quello sbagliato. Quei fatti lì mi fecero male, mi sono sentito umiliato e strumentalizzato da una giustizia che non voleva fare giustizia ma solo infangare gratuitamente.»
OGGI – Sulla Juventus attuale, invece: «Questa nuova Juventus ha la necessità di concentrare l’autorità sul gioco e sull’allenatore. I giocatori sono di alto livello, come richiesto dalla Juventus, ma non devono essere solo esecutori di ciò che viene chiesto, devono anche avere la personalità per prendere determinate decisioni in alcuni momenti. Guardando i profili attuali, Perin sembra essere un buon profilo, così come Danilo, e forse Koopmeiners può diventare un leader tecnico. Manca personalità? È normale, è una squadra rinnovata che ha deciso di adottare un credo incentrato sul gioco. In questa situazione, l’allenatore sembra essere quello con la maggiore leadership.»



