Bove: «Potrei togliermi il defibrillatore. Estero? Mi piace Londra!»

Edoardo Bove è tornato a parlare del malore accusato durante la gara tra Fiorentina ed Inter. Il centrocampista ha anche fatto il punto su quello che potrebbe essere il suo futuro.
FORZA – Sono passati quasi 3 mesi da quando Edoardo Bove ha spaventato tutto il mondo del calcio con il malore accusato in campo durante la gara tra Fiorentina ed Inter. Dopo quell’episodio, al centrocampista è stato applicato un defibrillatore sottocutaneo, che se tenuto non potrebbe permettere al ragazzo di continuare a giocare in Italia, come accaduto in passato con Christian Eriksen. Intervistato da Vanity Fair, l’ex Roma ha ricordato quei drammatici momenti e parlato del suo futuro.
Bove: «Sono stato fortunato. Futuro? Devo fare ancora qualche visita, vedremo»
MALORE – Queste le sue parole, a cominciare dal ricordo del giorno del malore: «Ricordo davvero poco, a un certo punto ha cominciato a girarmi la testa come quando ti alzi troppo velocemente dal letto. Ho avvertito una sensazione di spossatezza e basta. Non ricordo di essere caduto. Mi sono risvegliato in ospedale. Mi hanno raccontato che quando ero in ambulanza ho fatto un po’ di casino: gridavo, mi dimenavo, dicevo cose a caso. Ho urlato “Fiorentina” fortissimo. Mi hanno dovuto legare.»
SORRISO – Poi ha voluto sdrammatizzare dicendo: «Ho pensato “Ammazza che figura di… davanti al mondo intero. Ma non potevi scegliere un altro momento?!”. Era la partita delle 18, quella per il primo posto in classifica, la stavano guardando tutti. Detesto farmi vedere vulnerabile. Subito dopo, però, ho capito di essere stato molto, molto fortunato. All’inizio ho saputo reagire con forza. Ma poi è arrivata anche la tristezza: mi sono buttato giù, non volevo vedere nessuno, non volevo fare niente. Non avevo voglia.»
FUTURO – Sul futuro dichiara: «Ho ancora qualche visita da fare, i medici devono incrociare tutti i dati. Se decido di mantenere il defibrillatore, in Italia non potrò giocare: qui da noi la salute viene prima dell’individuo, e non sto dicendo che sia una regola sbagliata. Ma all’estero sì, praticamente ovunque. Possibilità all’estero? Vedrò anche come starò: se avrò paura, se non sarò tranquillo. Allora cambierà tutto. L’ultima parola spetterà a me. Anche se decidessi di giocare all’estero, dovrei firmare un documento assumendomi la responsabilità di quanto potrebbe accadermi in campo. Mi è sempre piaciuta Londra. E poi il campionato inglese è molto competitivo. Non escludo affatto di poter togliere il defibrillatore: i medici mi stanno dicendo che c’è questa possibilità.»



