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Bove, il prof Di Bartolomeo chiarisce: «In Italia non può giocare!»

Dopo giorni di riflessione alla fine Bove ha optato per farsi installare un defibrillatore sottocutaneo, questa scelta ha delle conseguenze.

LEGGE – Il prof Di Bartolomeo parla della rigidità delle leggi italiane a riguardo e del motivo per cui sono così. Poi consiglia di fare un corso di primo soccorso per tutti i cittadini: «La nostra legge da una responsabilità enorme al medico. Parliamo in termini brutali: se il paziente torna in campo e muore viene incolpato il cardiologo. Negli USA, in Inghilterra, in Germania e in altri Paesi europei ti dicono “hai questa patologia, se vuoi giocare fai pure ma a tuo rischio e pericolo”. Noi italiani siamo i più rigidi, con la salute non scherziamo. Il defibrillatore è un salva vita, ti fa tornare il ritmo. Ma bisogna sempre fare una diagnosi e capire perché il cuore si è fermato. Le aritmie però possono venire anche all’improvviso in un cuore sano. Sarebbe un bene per tutti i cittadini conoscere le manovre di primo soccorso.»

SALVATAGGIO – «A salvarlo è stato la velocità dei soccorsi. Otto minuti dopo il malore era già in policlinico. Su tutto il resto si è detto molto: la torsione di punta, il potassio basso, la cicatrice ventricolare. Ma no si hanno certezze.»

Bove, il prof Di Bartolomeo spiega un precedente

KANU – Il professore Di Bartolomeo parla di un precedente, anche in quel caso il giocatore fu costretto ad andare  a giocare all’estero: «Ricordate Kanu? Aveva un aneurisma dell’aorta ascendente e fu operato, gli fu salvata la valvola aortica. La parte dilatata è stata sostituita e non aveva una protesi meccanica, eppure dovette comunque andare a giocare in Inghilterra

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