Davies, il Bayern Monaco attacca il Canada: possibile azione legale!
Il Bayern Monaco non ci sta e attacca la nazionale canadese per le decisioni prese su Alphonso Davies: i tedeschi minacciano un’azione legale. Di seguito le parole dell’amministratore delegato dei bavaresi.
SITUAZIONE – La sosta delle nazionali per i club è sempre un reale problema. Molti sono i giocatori che a causa dei tanti match stagionali disputati si infortunano con le rispettive nazionali. Questo è anche il caso di Davies, capitano della nazionale canadese e stella del Bayern Monaco. Il terzino nonostante le sue condizioni non fossero ottimali a causa di un affaticamento muscolare ha comunque deciso di rispondere presente alla chiamata e stare vicino i suoi connazionali. Ciò che viene condannato dal Bayern Monaco è stata la scelta da parte dell’allenatore e della federazione di mandarlo comunque in campo. Tra l’altro, i match disputati dai canadesi sono ininfluenti, in quanto sarebbero già qualificati al mondiale perché paese ospitante. Per non farsi mancare nulla, il giocatore nel corso del match contro gli USA avrebbe riportato un problema al ginocchio. Come se non fosse successo nulla e senza alcuna visita di controllo lo hanno messo su un volo di 12 ore verso la Germania. L’AD del Bayern Monaco non esclude azioni legali.
Davies, l’amministratore delegato chiede chiarimenti!
AD – “Chiediamo al Canada un chiarimento completo sugli eventi e ci riserviamo espressamente il diritto di intraprendere azioni legali. Mandare un giocatore palesemente infortunato, con un ginocchio già compromesso, su un volo intercontinentale di dodici ore senza un’accurata valutazione medica è, dal nostro punto di vista, gravemente negligente e una chiara violazione del dovere medico. In generale, l’impiego di Davies, che aveva già problemi muscolari prima della partita, in un match sportivamente irrilevante, per noi è incomprensibile. Phonzy non ha colpe: è il capitano, vuole assumersi responsabilità. Ma proprio perché il Canada è già qualificato per i Mondiali 2026 come paese ospitante, non si doveva correre alcun rischio per un giocatore chiave come lui”



