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Thiago Motta rompe il silenzio: «Non mi hanno dato tempo. Critiche? Erano attacchi personali!»

Thiago Motta ha finalmente rotto il silenzio stampa, il tecnico è ritornato sull’esonero dalla Juventus, a sua detta ingiusto. Il tecnico ha chiarito la situazione spiegando anche quello che era il morale all’interno della squadra. Di seguito un estratto dell’intervista rilasciata al Corriere della Sera.

SITUAZIONE – «Non sono d’accordo quando si parla di fallimento». Queste sono state le prime parole rilasciate da Thiago Motta nel corso dell’Intervista. Il motivo, secondo il tecnico sarebbe: «il nostro lavoro è stato interrotto quando eravamo a un punto dal quarto posto in classifica che era, a inizio stagione, l’obiettivo prioritario». Dargli torto è abbastanza difficile. Il progetto della Juventus era ambizioso ma comunque era formato in step. Vincere non era la prerogativa per continuare questo progetto triennale, eppure sono stati proprio i risultati fallimentari a costare il posto all’italo brasiliano. La qualificazione in Champions League è a vista d’occhio, che era l’obbiettivo prefissato inizialmente, eppure siamo qui a parlare del suo esonero.

Thiago Motta, il resto dell’intervista!

AMBIENTE – Il tecnico si è scaldato quando gli è stato contestato di aver creato un ambiente tossico: «Chi lo dice è un bugiardo. Alla Juve avevo un ottimo rapporto con tutti i miei giocatori». Non finisce qui, Thiago Motta ha parlato anche delle critiche ricevute, le quali a suo parere sembravano essere più attacchi personali che critiche costruttive e professionali: «ho dovuto ascoltare in questo periodo non critiche tecniche, sempre da tener conto, ma attacchi personali»

GIUNTOLI – Thiago Motta smentisce il dialogo finale con Giuntoli: «Non ho mai avuto la conversazione di cui si è scritto (in cui il dg gli avrebbe detto di vergognarsi di averlo portato alla Juve, ndr). E mai ho avuto un litigio con il direttore, mai. Sono queste bugie che non intendo lasciar passare»

GIOCATORI – «Yildiz è un ragazzo giovane con un potenziale enorme, quando non l’ho schierato è perché volevo salvaguardarlo nei momenti di minore forma. Non gli ho mai detto che non doveva sentirsi Messi. Con Danilo è sempre stato un rapporto normale. Poi è finito. Va detto che obiettivo e compito del club erano anche ringiovanire la rosa. Con Vlahovic il rapporto è sempre stato buono, Dusan quando non ha giocato non era felice, ma ha sempre avuto rispetto delle mie scelte. Koopmeiners è stato caricato fin da subito da troppe attese. Sono sicuro che saprà fare sempre meglio»

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