Bologna, Italiano ci crede: «Mi diedero del matto. Adesso voglio tutto!»
Italiano ha rilasciato una lunghissima intervista in cui si prende gioco di chi criticava la sua scelta di firmare per il Bologna. In pochi mesi in Emilia è riuscito a far ricredere tutti, con risultati che solamente in pochi avrebbero previsto. Di seguito un estratto dell’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport.
BOLOGNA – Italiano ha parlato di quanto fosse stata criticata da molti la sua scelta di sposare il progetto Bologna: «Mi davano del matto. Tutti pensavano che sarebbe stata una “missione impossibile”: ecco, proprio questo c’era scritto sui messaggi che ricevevo. Dopo aver parlato con tutti i componenti della società mi sono tranquillizzato. Sapevo delle difficoltà ma sono stato accompagnato da compagni di viaggio che potevano darmi una grossa mano senza fare troppi danni».
FIRENZE – Italiano ricorda le tre finali perse con la Fiorentina: «I tre anni a Firenze sono un po’ macchiati da quelli finali, ma tanti sanno quali e quante cose sono passate in quel tragitto. Chiaro che perdendo l’allenatore è giudicato ma io ho dato tutto quello che potevo, forse anche di più. Qua sembra che sia più bravo chi esce agli ottavi e chi invece perde le finali è una capra».
Bologna, Italiano: «Dortmund? La partita più bella. Sugli obbiettivi…»
STAGIONE – Italiano spiega il perché la partita contro il Borussia Dortmund è stata la migliore della stagione, anche sopra il 5-0 contro la Lazio: «Ho visto la gente gioire come se avessimo vinto la Champions League. E’ arrivata dopo una rimonta, con un atteggiamento della squadra che voleva regalare a se stessa e alla gente la prima vittoria. Dico quella perché nonostante fossimo stati eliminati, è come se avessimo alzato la Coppa, mancavano solamente i caroselli per le strade».
OBBIETTIVI – Dopo aver fatto ricredere il pubblico, adesso Italiano punta a tutto ciò che è ancora alla loro portata. Qualificazione in Champions League e Coppa Italia sarebbero il sogno: «Il calcio è come un albero di arance. Seminare è più semplice che raccogliere e la raccolta si traduce in obbiettivi: Coppa Italia, semifinale e magari finale; e in campionato cercando di puntare al massimo. A seminare ci abbiamo messo un secondo, ma per vedere i frutti dipende dal clima, dall’acqua, dagli insetti, dal sole, dalle piogge. Ora la parola chiave sarà umiltà».



